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Termoablazione tumori cos’è, come funziona, rischi e controindicazioni

La termoablazione per la cura dei tumori è una realtà ancora poco conosciuta e diffusa, nonostante la sua efficacia sia comprovata da anni e si accompagni a pochi e lievi effetti collaterali e controindicazioni. Di certo non è adatta a tutti, ma può sicuramente migliorare la prognosi (allungare o salvare la vita) anche di pazienti giudicati inoperabili. Di cosa si tratta di preciso?

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Cos’è la termoablazione per i tumori?

Esistono diversi tipi di termoablazione, ma sostanzialmente in caso di tumori si parla di termoablazione percutanea e/o con radiofrequenza. E’una procedura di radiologia interventistica: ciò significa che è il radiologo a praticarla, medico che siamo abituati a conoscere (erroneamente) solo nel suo aspetto professionale legato alla diagnosi. In campo oncologico questa branca ultra-specialistica della radiologia ha permesso passi da gigante e le sue applicazioni sono ancora tutte in divenire.

Come funziona?

Si parla di termoablazione percutanea in quanto si inserisce nella massa tumorale un ago particolare, attraverso la cute (senza chirurgia o tagli di sorta), grazie alla guida di una TAC o una ecografia. Una volta posizionato, tale “ago” collegato ad un generatore di onde a radiofrequenza diventa il mezzo per trasmettere calore localmente, fino a 70-90° C, capace di distruggere il tumore, senza creare danni nei tessuti vicini e sani. A temperature anche più basse, le cellule tumorali inoltre si dimostrano più suscettibili ad altre terapie (come la radio o la chemio) che possono essere somministrate in un secondo momento o in concomitanza. Non è necessaria l’anestesia generale: si esegue in anestesia locale con sedazione profonda. In media tutta la procedura si conclude in un’ora con 12 minuti circa di emissione di calore. Può essere eseguita anche su più masse (con più aghi in un’unica seduta) e dunque anche in caso di metastasi. Si può ripetere più volte sullo stesso tumore se necessario. Per tutti questi motivi può essere utilizzata in pazienti anche considerati “non operabili”. Prevede al massimo un ricovero di 3-4 giorni.  Può distruggere totalmente anche tumori solidi fino a 3 cm.

Indicazioni per la termoablazione: quali tumori?

La termoablazione nasce negli anni ’90 come terapia per i tumori al fegato, per i quali si ha oggi una lunghissima e dettagliata pratica clinica. Più di recente si è utilizzata con successo con tumore al polmone (primario o secondario/metastasi al polmone),  del pancreas e delle ossa. E’ particolarmente indicata inoltre per pazienti anziani o con altre patologie che abitualmente, proprio per fragilità fisica vengono esclusi dall’opzione della chirurgia.

Rischi ed effetti collaterali della termoablazione

Come tutte le procedure può comportare dei rischi, che comunque rimangono rari e gestibili se ci si affida ad un centro qualificato. Dipendono inoltre dall’organo da curare: in caso di termoablazione di un tumore al polmone si può incappare in uno pneumotorace. Nel post trattamento si può sviluppare un lieve dolore localizzato, che può perdurare per 24-48 ore: bastano solitamente dei comuni antidolorifici per contrastare questo effetto che comunque, insieme ai rischi, è sempre minimo rispetto ad un intervento chirurgico.

Termoablazione e controindicazioni

Non esistono controindicazioni vere e proprie a questa procedura, ma va sottolineato che non è fattibile quando il tumore è molto in profondità (e non raggiungibile dallo speciale ago), vicino ad organi vitali (come il cuore) o particolarmente grande.

Non può inoltre essere considerata come una metodica mininvasiva “alternativa” alle altre cure oncologiche, bensì solo complementare. Nei centri dove si esegue solitamente è un team di specialisti a valutarne l’indicazione per ogni paziente.

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Foto: Thinkstock

Fonte: Telemeditalia.it

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